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Ho sfogliato l'album con le foto di quando ti amavo, quelle in cui cavalco una mucca e ho quel goffo vestito rosso, quelle con il plaid a scacchi e i giochi gonfiabili per la spiaggia. Quelle dell'ultima vacanza al mare in cui ridevamo.
Le ho sfogliate perchè era il tempo giusto, il giorno giusto, e non perchè è estate. Le ho sfogliate perchè avevo intravisto briciole di te sparse lungo questa strada dissestata, intitolata alla vita, briciole dei tuoi occhi chiari dentro occhi sconosciuti, dentro cuori rosso sangue. Le ho sfogliate per questo invadente bisogno d'amore, perchè ancora ti cerco, ancora ti cercherei, ancora. Lo scrivo qui, come sempre, come so fare io, come vorrei fare a voce, adesso, per guardarti commuovere, come sempre, e non perchè è estate. Lo scrivo qui e poi mi fermo, giusto il tempo di riprendere fiato. E non perchè è estate. Gli occhiali scuri contengono le sofferenze, chè eravamo tutti pronti e poi, invece, non lo era proprio nessuno. Il piazzale è gremito di gente abbronzata, sparpagliata ma raccolta. Il piazzale che ci ha visti crescere assieme, colmo di orme e cicatrici che portano il tuo nome.
Arrivi immerso nelle rose gialle, riempi il sagrato di ricordi lontanissimi. Il primo Phantom del paese, le prime serate al parco, il primo soprannome a mio fratello. Eri il primo, di noi. Il primo che, fino all'ultimo, ha lottato. La foto sulla spiaggia. L'ultima tua immagine che voglio ricordare. "Bella la vita". L'ultima tua frase che voglio imparare. ...ciao Willy, salutaci anche Michele... A due giorni dal tuo dopodomani.
A quattordici anni dalle mie volontà. Una mattina, per sbaglio. Con i capelli sciolti sul mondo, la tracolla con la musica dei tuoi sogni. Tu. Con gli occhiali. Per non saper guardare nella mia direzione. Io. Senza difese. Per poter guardare solo nella tua. Diluvia amore. Ti ho vista. Questo è un giorno per ricordare.
Per ricordare un uomo buono, che nei suoi giorni ha dato molto e ricevuto poco, e che ieri ha lasciato questo mondo all'improvviso. Lo ricorderò così, silenziosamente, proprio come faceva cambiando stanza, chiedendo "con permesso", come chi danza sulla vita in punta di piedi. Per ricordare un intuizione, che proprio quattro anni fa mi ha fatto avvicinare a questo mondo, che tanto mi ha regalato e di qualcosa mi ha privato. Per aver bene in mente quanta vita è trascorsa in questo tempo, quanta sofferenza e quanti ricordi. E quanto amore ha portato. Per ricordare un appuntamento, che da fiore forse avrà la forza di diventare frutto. Se fossi stata cielo e avessi potuto piangere quella pioggia che sa parlare di allontanamenti,
di lutti e di assenze, io, oggi (che è già ieri), forse avrei potuto parlarti di come mi manchi. ![]() Novechiliezerozero di puro miele.
Spenti. All'improvviso, in una breve notte di dicembre. Spenti. Freddi, amaramente freddi. Spenti. Quel dolce nettare, quegli occhi allegri, quel saltellare giocoso. Spenti. In un veloce funerale, una stupida scatola di cartone su una bilancia. Spenti. Novechiliezerozero, che ne pesano almeno cinquanta. Spenta, io, e il viso bagnato dall'incredulita'. Il suo libretto dice, ancora: Swimmy. Agosto 2005. Meticcia, color miele. Ciao, Swimmy. C'e' stata una volta in cui sono scappata dalle mie responsabilita', ho lasciato cinque dubbi in tasca a chi si accompagnava a me ed ho preso un treno.
Mille chilometri per provare a trovarmi, persa nel vincolo di una convivenza malata, un mese e mezzo per elaborarne il risultato. C'e' stata una volta in cui ho pensato che la vita mi e' spesso stata avversa. Ma, riflettendo, ho sognato che fosse l'unico modo che aveva per potermi fornire un futuro meraviglioso. C'erano volte in cui lo guardavo sperando che capisse, sperando di aver detto abbastanza, sperando che fosse un po' come me. E sotterravo, o provavo a sotterrare, dei bisogni che il tempo ha reso insormontabili. O mi ha fatto pensare che lo fossero. O gli ha fatto pensare che lo fossero. C'erano volte in cui uscivo di casa alle tre del mattino, andavo a vedere in che razza di guaio si era cacciato mio padre, e mi facevo mortificare. La notte tengo ancora il telefono acceso, attendo i guai degli altri. O la risoluzione dei miei. Ci sono volte in cui mi chiedo per quale motivo le persone non si rendano conto che entrare dentro ai meccanismi altrui anche soltanto per tentare di capire cose che non li riguardano e' talmente doloroso che stropiccia l'anima. Ci sono volte in cui. "Il dolore è ancor più dolore se tace."
Giovanni Pascoli (a presto) Quando siamo arrivati a casa loro, qualche minuto dopo, le mani e le braccia delle persone presenti erano diventate molli, i gesti inzuppati, gli occhi miti e arrendevoli: tutto sembrava girare incredibilmente lento, ogni cosa era come mi ero immaginata dovesse essere, in una occasione come quella.
Ma la moglie, no, lei era prepotentemente forte. Passava e camminava e parlava a tono alto, non cercava pena nei nostri occhi, non li incrociava nemmeno, i nostri occhi; lei, nei suoi vestiti larghi di quindici chili e sei mesi fa, sembrava sapere esattamente quali fossero le cose da fare, che al dolore vero ci avrebbe pensato in futuro, quando fosse rimasta sola. Sono uscita a fumare per scollarmi da dosso la sensazione che lui fosse a due metri da noi e che io non fossi pronta per vederlo, ancora. Ho incontrato due occhi di cane che gia' sapevano tutto, una nebbia misericordiosa, una figlia che camminava sola a testa bassa, cercando tra i sassi la durezza necessaria a rientrare ed accoglierci procrastinando i pensieri. Il pomeriggio e la sera sono trascorsi incerti e a tratti logoranti, troppo difficile potersi dare una spiegazione nonostante l'evidenza della situazione, decisamente inefficace il prendere atto che, da dove ci guarda ora, non soffre piu' come faceva qui con noi: l'attivita' di abbandono sul divano ha avuto la meglio. E la notte, poi, incapace di far altro, ho acceso una candela bianca e l'ho vegliato come ho potuto, da dov'ero. Ciao, zio. *Who Wants To Live Forever*
Queen There's no time for us, There's no place for us What is this thing that builds our dreams yet slips away from us Who wants to live forever, Who wants to live forever....? There's no chance for us, It's all decided for us This world has only one sweet moment set aside for us Who wants to live forever, Who wants to live forever? Who dares to love forever?... When love must die But touch my tears with your lips, Touch my world with your fingertips And we can have forever, And we can love forever Forever is our today Who wants to live forever, Who wants to live forever? Forever is our today... Who waits forever anyway? *Chi Vuol Vivere Per Sempre* Non c’è tempo per noi, Non c’è spazio per noi Cos’è che costruisce i nostri sogni, eppure ora scorre via Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre? Non abbiamo scelta, Il nostro destino è già stato deciso Questo mondo ha un solo dolce momento messo da parte per noi Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre? Chi desidera amare per sempre?…Quando l’amore deve morire Ma tocca le mie lacrime con le tue labbra, Tocca il mio mondo con la punta delle tue dita E potremo avere per sempre, E potremo amare per sempre L’ eternità è il nostro presente Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre? L’ eternità è il nostro presente…Ma chi aspetta in eterno? (l'ultimo nostro incontro, una stupida discussione. l'ultima tua partita, persa contro la strada. l'ultimo tuo viaggio, un pomeriggio d'inverno, in cima ad una silenziosa collina. accompagnato dal nostro ultimo, straziante saluto. ciao, Highlander.) Mentre io stavo qui a domandarmi quanto tempo avessi ancora, qualcuno aveva gia' deciso che il mio tempo era finito.
Niente piu' aria, acqua e fuoco. Niente piu' mattine di sole, pomeriggi di sole, notti di sole. Ore trascorse a contare i minuti passare, ad attendere che *passino i giorni*. Sapendo che i giorni non passeranno, che le cose non cambieranno, che la consapevolezza della perdita sara' sempre piu' forte, e con lei anche l'incapacita' di farsene una ragione. Ore rannicchiata sul divano, in cerca di risposte da dare in pasto al mio stomaco. Sapendo che dovro' uscire da quel guscio, tentare di apparire normale, tentare di apparire, sapendo che stavolta non potro' farcela. Il viso, ormai, dice tutto. Perche' ci sono delle volte in cui, il dolore che ti coglie, prende il tuo animo ed anche il tuo corpo, li porta lontano chilometri, li trascina lungo i viali della disperazione, li getta contro le rocce e poi li lascia li', tremanti e doloranti. Ma tu sopporti. Sei forte. Piu' il dolore ti porta lontano e piu' sopporti. Perche' ti accorgi che e' vero che a lungo andare hai imparato a saperlo affrontare, quasi cinicamente, e ad un certo punto avresti voluto quasi poterlo chiamare compagno di vita. Poi arriva la paura. E tu non capisci. Finche' non arriva la certezza. Quella di dover soffrire ancora, in un modo nuovo, che non sarai in grado di ostacolare. Ricomincia tutto daccapo, lo senti; piu' forte, lo senti; "non un'altra volta", vorresti urlargli. Hai risparmiato energie strappandole alle rocce su cui rimanevano impigliate. Ma quel dolore nel petto ti dice chiaramente che in questa occasione non basteranno. E questo e' il punto in cui mi trovo io. "Ore / che lente / e inossidabili / attraversano il silenzio del mio cielo / e si nascondono ad un tratto / dietro nuvole / che straziano il sereno / le senti riaffiorare quando tutto / tutto sembra aver trovato il giusto peso / aver la voglia di rubarle al tempo / per potergli dare ancora un altro senso ancora / stringimi allora / tra nuvole e lenzuola / non dire una parola / non farlo mai per ora / abbracciami ancora / tra nuvole e lenzuola" Nuvole E Lenzuola, Negramaro Qualcuno di voi l'aveva capito, qualcun altro mi ha mandato messaggi increduli o con tentativi di farmi cambiare idea. Tutto uno scherzo, si. Solo uno scherzo.
E avevo in mente tutto un post divertente per spiegarvi di questo pesce d'aprile, e magari avrei potuto anche raccontarvi di una domenica immersa in un centro benessere, per ridare almeno alla pelle cio' che l'animo pare aver smarrito, o delle magnolie nella mia vita esplose improvvisamente ieri mattina, o ancora delle discussioni, dei dolori, degli affetti. Ed invece metto via tutte queste terrene banalita', per una volta, e resto in silenzio a guardare un cielo che si e' portato via un altro amico, inspiegabilmente, in una domenica pomeriggio di sole primaverile, tra il nostro smarrimento e le lacrime. E ieri sera, rientrando a casa appena dopo aver ricevuto la straziante notizia, la radio ha voluto cantare le parole che da ora in poi riporteranno il pensiero a lui, al suo sorriso buono. "La fossa del leone / è ancora realtà / uscirne è impossibile per noi / è uno slogan falsità Il nostro caro angelo / si ciba di radici e poi / lui dorme nei cespugli sotto gli alberi / ma schiavo non sarà mai" Il nostro caro Angelo (Battisti) Mi ritiro per qualche tempo, sono certa che comprenderete. Ciao D. La rabbia per il trattamento che mi ha riservato nel giorno del mio compleanno mi ha reso dura e forte solo per qualche ora, solo per gestire una serata tra amici a bere birra e birra fino a tardi e sorridere e fare la donna matura ed indipendente.
Era il mio compleanno, ed io dovevo essere per forza la protagonista. Dopo tre ore di sonno ho aperto gli occhi: purtroppo lo stomaco si era svegliato cinque minuti prima di me, ed il dolore, lancinante, aveva ripreso ad invadere organi e pensieri. Messaggi alla mia bambina, dolcissimamente impegnata a risollevare quest'animo a pezzi, poi i contatti con Lui, troppe cose da voler dire e non potere, troppe cose da dovergli raccontare e non potere, come se fosse il mio confidente di sempre, troppe situazioni ancora li', in piedi, troppa voglia di stare anche solo immobile e silenziosa tra le sue braccia, pur sapendo, pur comprendendo, pur piangendo. Cerco di tenere gli occhi aperti, il torcicollo come compagno di viaggio, e il bisogno di un porto sicuro dove perdermi. Tanti auguri a me
Tanti auguri a me Tanti auguri a me E la felicita' a qualcun altro Non so cosa si sono detti.
Riesco solo ad immaginare cosa puo' aver detto lui. Per rispondere. Per tutelarsi. Che non sono niente. Che e' solo una sbandata. Che non prova niente. Che rimetteranno le cose a posto. Che dura da poco tempo. Che non andra' piu' avanti. Che non sono niente, no. Questo unico ed immenso amore non e' niente. E fino a ieri era da sempre e per sempre. E ovunque. Sua moglie ha scoperto tutto. E lui, ora, mi lascia. Lui mi lascia. Lui mi lascia sola. Domani e' il mio maledetto compleanno. E questo e' cio' che la vita mi regala. Venticinque anni di dolore. Maledetta, maledetta vita. Avevamo il vino, la tavola apparecchiata, le risate e la passione.
Fino all'ennesimo scontro con la realta'. Fino a quando mi ha chiamato con il nome di lei. La lava che ne e' conseguita ha spaccato la crosta del vulcano del dolore. Da li' freddezza, lacrime, amarezza e tutta la disperazione celata negli ultimi giorni per le ingiustizie a cui vengo continuamente sottoposta. Ingiustizie promosse tali dai miei parametri di valutazione. Allora basta dire che il mondo che vorrei io non esiste, e che non ho intenzione di piagnucolare per questo motivo: semplicemente e' cosi' chiaro, ora. Cio' che mi spaventa adesso e': mi adeguero' mai a tutto questo? "Credete a tutto ciò che sentite sul conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile." Honorè De Balzac Ora, che tutto sembrava girare nel giusto senso, ora, che ho appena preso casa, ora, che ero ad un niente dalla qualifica, ora, che tra qualche giorno festeggio il compleanno, ora, che aspettavo da secoli questo momento, ora, che avevo affrontato tutti i fantasmi del "non ce la faro'", ora, che pensavo fosse davvero l'ora giusta... ora, mi licenziano.
Scusate, sono allibita dalla cattiveria della gente. Scusate, torno sotto la quercia, all'ombra... ho bisogno di riposarmi un po'. |
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