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L'abbiamo osservata, ascoltata, respirata, camminata in lungo ed in largo per quasi tre giorni. E ce ne sarebbero di luoghi da indicare, di suggerimenti da regalare, di riferimenti geografici o artistici, di passi imperdibili e racconti da svelare.Ma siccome di libri e siti e indicazioni su Barcellona è pieno il mondo, vorrei provare a raccontarvi solo una storia, una di quelle che parla di luce ed ha un lieto fine. C'era una volta la danza, e c'erano una volta mille ballerini. Fu quando si accorsero che potevano dondolare seguendo il ritmo del cuore anche nell'acqua, che naque la magia. La musica li vide e pensò che erano talmente sinuosi che li volle accompagnare. La luce li guardò e pensò che erano talmente scintillanti che a loro si volle accostare. Fu così che il sogno dei ballerini prese forma: loro mille, come briciole d'oceano, danzarono nella trasparenza appassionata delle sere d'estate, su lampi di note. Serpeggianti nuotatori sincronizzati, immersi in un serissimo gioco d'acqua e colore. E noi, mentre tutto ciò accadeva, eravamo lì. Ed abbiamo sorriso insieme quando la fontana ha persino voluto salutarci suonando la melodia che ci ha visti innamorare. Grazie, Barcellona. La gita di sette ore a Treviso è stata così carina che vorrei ringraziare:- il gentilissimo ragazzo di colore che ai Giardini di Sant'Andrea insisteva per offrirmi un po' del suo ottimo tavernello (ore 10.40); - IgorTV, che è di Tv ma non era a Tv; - il signore del bar in Piazza dei Signori, che mi ha detto prima che ero più bella dei fiori che aveva sul bancone ("che questi son de silicone ma ti te se vera!"), e poi come mai non ero a scuola ("ti varai diciassette anni!"); - un libro che si chiama Cecità, ma ti fa aprire occhi e bocca; - la giostra, che tumifaigirar tumifaigirar e mi ha tenuto compagnia; - la commessa del Coin, che a fare i pacchi non era un granchè (venti minuti) ma cantava "Il caffè della Peppina" meglio di come farebbero la Zanicchi e la D'Avena messe assieme; - e infine lamamma, che guida un'auto con la quale non serve essere solo prudenti, ma soprattutto fortissimamente credenti. ... "searching LaSearching" (trova LaSearching), vi propongo questo indovinello, per veri intenditori: che sono seduta si vede, ma in quale città mi trovavo ieri??!
![]() (e chi -per questioni personali!- lo sapesse non valesse che lo dicesse!) edit: va bene, va bene, va bene. e' difficile. ma se aggiungo anche questa?!! Ispirata dagli amici-compagni-colleghi Corona's proprio nel giorno della mia partenza per Londra, ho pensato di sintetizzare il brevemaintenso viaggio in questa citta' quasi eterna con un piccolo giochino (da ora anche i bambini mi ameranno!!! accorrete, accorrete tutti!!! calda la mandorla!!!) che vi allietera' la giornata e cullera' le vostre amarezze e accarezzera' i vostri ricordi e abbraccera' le vostre insicurezze.
Vabbe', si fa per dire. Si tratta semplicemente di un piccolo gioco che vi impegnera' per sette secondi netti, in cui sarete comunque pagati, essendo voi scroccosamente al lavoro. Insomma, ecco a voi il: searching lasearching
(che, per i non poliglotti/poligami/polipetti, suona un po' come -trova lasearching-)
![]() Non ho pensato ai ricchi premi e cotillon, non ho pensato a cosa faro' se il primo commento sara' di qualcuno che mi conosce e mi trovera' in un nanosecondo e quindi poi nessun altro mi commentera', non ho pensato a niente, insomma, oggi va cosi' e... pensateci voi!
~ edit 17.50 secondo voi, ha aspettato che andassi fino a li' per sentirla dal vivo per poi...?!! Un giorno di centomillemila anni fa qualcuno si e' preso la briga di inventare il mondo, e poi anche di costruire il mondo, ed e' evidente che da qualche parte deve aver cominciato.
Un giorno di centomillemila anni fa qualcuno si e' preso la briga di inventare il mondo, e poi anche di costruire il mondo, ed ha cominciato dall'Irlanda. Da li' in poi tutti a chiedersi il perche' di quel cielo, di quel mare, il perche' di quel verde. Ve lo dico io! Quando cominci a fare un lavoro hai piu' energia, piu' tempo, piu' grinta, ed anche se via via ci prendi mano e vai piu' veloce, cio' che fai all'inizio ha dentro tutto l'entusiasmo del principiante, tutta la forza della passione. Cosi' *lui* per fare il cielo ha allargato le braccia piu' che poteva, tanto da far sbocciare migliaia di nuvole color perla, appoggiate su milioni di confetti color ciano; per fare il mare ed i laghi ha guardato quant'era imponentemente bello e pieno quel cielo ed ha versato lacrime di gioia, limpide e sincere. Cosi' *lui* per fare il verde ha svitato il tappo della boccetta di china piu' smeraldo che aveva, l'unica e ultima che avrebbe mai posseduto, e l'ha versata senza parsimonia su terre colme di gentilezza ed accoglienza. Ed ancora ha pianto osservando tutto quello splendore, ripensando a quella terra scura e fruttuosa, e le lacrime sono diventate piu' pregne, piu' scure. Cosi' *lui* ha fatto la Guinness. Oggi quello stesso cielo di cui vi ho raccontato e' diventato terra, e, mentre la speranza prendeva la forma di una telefonata, l'affetto dei miei cari si e' trasformato in un enorme e caldissimo abbraccio che mi ha "annegato di verde e coperto di blu".
Un abbraccio smisurato, come la terra. Immenso, come il cielo. Parto per qualche settimana: vado assieme a Lui a scoprire se e' vero che il cielo d'Irlanda ... (26 marzo 2007, on
Interregionale Interregionale 2450)Sono ripartita ed il treno era un cauto vociare, ed il cielo una pozzanghera grigia, ed il cuore una conca di emozioni. Sono ripartita ed era troppo presto (o forse solo troppo buio) per scorgere la gente prestare attenzione ai discorsi assonnati di quella moltitudine di attori in scena, per notarla seguire il lento e distratto gocciare della pioggia contro quei vetri insudiciati, oppure ad origliare il ticchettio della vita battere addosso al loro orologio biologico, di marca. Sono ripartita ed era troppo presto o forse solo troppo buio per riconoscere le mie lacrime. Sono ripartita e ho dovuto piangere per ore, per la tristezza, per la rabbia, per l'incontenibile gioia: ho pianto finche' e tornato il sole, finche' le sue poesie d'amore non mi hanno soffiato ancora sulle labbra, finche' la nera che urlava al telefonino e' scesa con entrambi i suoi invidiatissimi stivali di Paciotti. Sono ripartita e dopo tre ore il sole mi ha trovato, rannicchiata dentro alle mie sensibilita', mi ha asciugato le occhiaie ed il suo calore mi ha pervaso come solo l'aroma di alcuni biscotti appena sfornati puo' fare. Ero ancora in viaggio quando i ricordi han placato lo stomaco ostile con concrete speranze di sogni da realizzare. Ieri pomeriggio ho camminato su una spiaggia dell'alto adriatico, verso sera ho bevuto un caffe' a Udine, alle dieci ho fatto benzina a Mestre, a mezzanotte ho mangiato taralli a Verona, stamattina mi sono svegliata in Emilia Romagna, guidando sono passata per la Lombardia, ho fatto colazione a Vicenza, e a mezzogiorno ero di nuovo in Friuli.
"Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina." Sant'Agostino (...e benvenuto a Diego, che comincia il suo viaggio nella vita...) (blue night. full train. so tired. scent of joy.)
Ti ho guardato. Hai ceduto alla stanchezza ad un metro di me ed io ti ho guardato. La testa piegata sulla sinistra, le labbra serrate, le mani abbracciate. Ho guardato il sangue pulsare sotto la mandibola, i muscoli del viso decontrarsi, le ginocchia allentare la presa nel contatto con le mie. Ho ascoltato i miei battiti contato i miei battiti accarezzato i miei battiti che con cautela hanno imparato ad accompagnare il tuo respiro. Ho guardato fuori dal finestrino ad ogni fermata sperando che l'arrivo fosse ancora lontano, ho cercato la calma nel costante rombo del vagone, ho sperimentato quella strana sensazione di perfetto controllo rispetto all'ambiente circostante. Ti ho guardato. E gli alberi, e le luci, e le rotaie sono scomparse sotto il peso di quella lucida tranquillita'. Ti ho guardato. E, ferma dentro a quell'immagine, rimbalzo timidamente come raggio di sole contro le pareti dei tuoi pensieri. (Lasciami li'. Lasciatemi li'.) "Ma se ti tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe il regno dei ragni cucirebbe la pelle e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso e il polline di Dio di Dio il sorriso." F. De Andre' (16 gennaio 2007)
I verdi annebbiati che scorrono a ridosso del finestrino, come morbide carezze sugli occhi, trasformano l'attesa del viaggio in vibrante realtà, dove arrivare è un pò morire, è un pò restare, è già quasi ripartire. Fare sosta in una stazione, temendo chi non sorpassa la riga gialla, e, avendo paura di sorpassarla, restare aggrappati ad una porta che non si può chiudere, coprendo la fotocellula dei desideri. E poi arrivare, dove c'e' il fuoco che asciuga la gola, inondandola, dove c'e' l'aria che scuote gli sguardi, incendiandoli, ed intorno c'e' la terra che cede al passo della pressione dell'animo. E al ritorno sedere al contrario rispetto all'andamento del treno, rispetto all'andamento della volonta', rispetto alla ragione: basta pensare che la ragione e' sempre tale, cambiando la prospettiva da cui si guarda. E, ormai a casa, sorridere riguardando le incisioni sulla pelle, chiare come segni del destino. Meraviglioso e' stato l'andar via di corsa, all'ultimo momento, per sentire forte che strappare in fretta il profumo di quelle ore pulite è l'unico vero modo di portarsele dietro per sempre, in un tempo che ha sete di tempo. "Noi partiamo un mattino con il cervello in fiamme, con il cuore gonfio di rancori e di desideri amari, e andiamo, cullando al ritmo delle onde il nostro infinito sul finito dei mari. Alcuni sono lieti di fuggire una patria infame, altri l’orrore della loro nascita, altri ancora – astrologhi sperduti negli occhi di una donna – la tirranica Circe dai pericolosi profumi…
Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli che partono per partire; cuori leggeri, simili agli aerostati, essi non si separano mai dalla loro fatalita’, e senza sapere perche’, dicono sempre ANDIAMO, i loro desideri hanno le forme delle nuvole…" Charles Baudelaire (sto arrivando) Mi han detto che e' tardi per continuare questo post (e il cielo ci dice che forse l'estate finisce appunto da oggi), pero' un paio di cose volevo proprio dirvele, perche' non andassero perse.
Ho visto cose... Inutile dirlo: il tempo e' stato semipessimo per cinque giorni su sette. Allora ho fatto sostanzialmente due cose: letto (nel senso di libri) e osservato le persone, sulla spiaggia, tra una pagina e l'altra. Ne ho visti di goffi, attraenti, malfatti, aggraziati, sofisticati, trascurati. Li ho visti in costume in pantaloncini in jeans o gonnelline, li ho visti mangiare bere dormire chiacchierare. Ohh, quanti ne ho visti. Ma una donna con dei peli folti e lunghi e neri sulla schiena come quella la' io non credevo esistesse al mondo. Brrrrr. Brrrutta. Oltre al buio, anche l'eta' avanza Scopri di essere vecchio quando per sette sere consecutive cammini lentamente avanti ed indietro per uno stesso viale pieno di negozi e colori e gelati e creme doposole e gente e nessuno dei dodicimila ragazzetti che distribuiscono le riduzioni per le discoteche ti degna di uno sguardo, nemmeno se procedi con mani elemosinatrici e abbigliamento *uansgheps*. Scopri di essere vecchio quando l'ottava sera uno di loro si impietosisce e te ne porge un paio, con il sorriso rassegnato di chi sa che non attendevi altro. "Mangiateli". La cosa peggiore... ... che ti puo' capitare quando rientri a casa da una vacanza e' che la lavatrice non funzioni (anche se forse la pppiupeggiore e' che torni e non trovi la casa). ... che ti puo' capitare quando hai una lavatrice rotta ma in garanzia e' che la ditta dell'assistenza sia chiusa per ferie per due settimane (tanto in agosto mica serve lavare) e che quando riapre ti vien detto che "la producono in turchia, noi quel modello non lo ripariamo". ... che ti puo' capitare quando ti rivolgi al centro commerciale in cui l'hai presa e' il sentirsi dire che "ne ordiniamo un'altra e nel giro di due settimane gliela cambiamo", ma poi, dopo tre settimane, "non la fanno piu' nemmeno in turchia, compratene un'altra". Si, ok, mi tornano i soldi, e ci mancherebbe anche. Nell'ultimo mese ho usato amici e parenti come fossero lavanderie, dovro' diventare almeno ristorante per ripagarli. La cosa peggiore che ti puo' capitare quando rompi una lavatrice e ne prendi un'altra e' l'accorgersi che e' bella, si, ma talmente complicata da utilizzare che il manuale di istruzioni viene spedito a casa in diciotto comodi volumi enciclopedici. Attendo il primo e vi so dire. L'appartamento che ho preso in affitto ad un prezzo semi decente non era male. A parte l'arredamento da telefilm inizio anni ottanta, simil Jefferson o famiglia Bradford o quella gente li'. A parte le coperte trovate nell'armadio, fatte di cartone ed animate da colonie di batteri. A parte la quantita' di vita notturna che scorreva nella strada sottostante tanto da far vibrare i vetri delle portefinestre come la terra fa con un sesto grado mercalli. Ma il bagno. Ahh, il bagno. Il bagno e' quasi sempre un dramma. Non ha un pensile Ikea sopra il lavandino, il quale non e' della Ideal Standard, ma l'acqua che sgorga dai rubinetti e' potabile. Ma non e' un problema. Non e' grande, ma nemmeno invivibile, e pazienza se meta' del soffitto perde acqua che cola sul pavimento, pazienza: basta chiedere agli inquilini di sopra di non lavarsi, che i tubi perdono. E non e' un problema. Non ha uno scolo con una triste pendenza a meta' stanza, no, ha un semplice e pratico piatto doccia. Evviva, quindi. Cosa c'e' che non va in quel bagno, allora? Ecco: il piatto doccia non e' corredato da un utile ed igienico box. Ha una tenda. Appiccicosa tenda. Che restringe le capacita' di movimento e non fa altro che abbracciarti mentre tu cerchi di divincolarti. E la cosa peggiore e' che tu lo sai che non vuole davvero te, te lo senti dentro sebbene lei cerchi di fare l'indifferente. Puoi immaginare quanta pelle di altri inquilini settimanali ha gia' circuito, 'sta troia? (to be continued...) |
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