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venerdì, 28 agosto 2009
C'era una volta un prato, che era buio anche di giorno.
Aveva fiori grigi e farfalle di gomma, ma era senza terra da poter coltivare.
C'era una volta una bambina, con i capelli legati da un nastro di desideri.
Nessuno le aveva insegnato a pedalare senza rotelle, nessuno le aveva insegnato a colorare i suoi sogni, nessuno le aveva raccontato che, spesso, quando ami devi essere amato, e quindi felice. Nessuno le aveva insegnato ad essere amata.
Faceva tutto come poteva, come sperava andasse fatto.
Una notte la bambina corse fino al prato, lasciò che le sue lacrime gocciassero sull'erba e sognò che, all'alba, la gente le avrebbe chiamate rugiada. Così, forse, si sarebbe sentita amata.

C'era una volta un prato, che scolorava i desideri e annodava il cuore.
C'era una volta una bambina, che era buia anche di giorno.
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martedì, 12 maggio 2009
(campi da tennis, reggio emilia, domenica 10 maggio)

Esterno, giorno. Parco pubblico.
Cinque bambini giocano a mamma papà e figli accanto allo scivolo di un castello di legno.
Decidono le parti e, quando ognuno ha i suoi compiti, cominciano l'allegra recita.

bambinamamma : ...però facciamo anche che io dovevo prendere l'insalata per il pranzo!
bambinofigliopiccolo : ...ma io posso stare in giardino con il cane anche se devo fare quello piccolo oppure mi devi cambiare il pannolino oppure non so camminare?
bambinamamma : (seria) nooo, facciamo che eri piccolo ma sapevi camminare perchè io adesso devo fare il pranzo e non ho tempo per guardare il cane di tuo fratello. e se no diciamo che il cane era tanto grande e ti portava fuori lui.
bambinopapà : ...dove avete lasciato il mio giornale? io leggo sempre il mio giornale a quest'ora!
bambinofigliopiccolo : (ridendo) è stato il cane! è stato il cane!

Due bambini (figliogrande e figliagrande) si avvicinano al gruppetto trascinandosi vistosamente, fingendo di essere stanchi e malandati.

bambinofigliogrande : ...ohh, che giornata che abbiamo avuto!
bambinopapà : (preoccupato) perchè? avete perso il treno?
bambinofigliogrande : nooo, però abbiamo perso il lavoro.
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lunedì, 02 febbraio 2009
Sono pronta per dirti che hai sbagliato. Per cominciare, ricominciando, a dirti dove, e quando. I perchè lasciamoli agli studiosi, i perchè sono inutile sale sui sentimenti.
Sono pronta per chiamare nostri, questi errori, e per mostrarti quel che sono diventata.
Sono pronta per ascoltare quello che avresti dovuto dire, e per raccogliere i frutti di una lunga stagione d'attesa. Non mi lascerò intimorire dai nuovi bui, se saprò dove stiamo andando.
Decidiamo questo. Dove stiamo andando.
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giovedì, 11 dicembre 2008

...un post sotto l'albero...

(preparativi tecnici) (che non si dica che non posto mai) (che ci sarebbe un anno nuovo da organizzare)



(questo post è talmente divertente che papoff lo ha copiato spudoratamente. vai a fidarti degli amici.)
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venerdì, 07 novembre 2008
Non c'era verso che non mi addormentassi. Il viaggio era breve ma, alla vista delle prime colline, il peso dei desideri mi chiudeva gli occhi in un rituale di speranzoso riposo dei giusti.
C'erano solo tre possibili sottofondi musicali. L'automobile aveva sempre lo stesso ordine, lo stesso odore di caotica precisione incontrollabile. C'erano le parole sospese, quelle che volevano non aver capito. C'erano le borse con la frutta, al ritorno, che gettavano secchi di colore sopra a queste retoriche domeniche.
Ed in mezzo c'eravamo noi, mutilati. Tre quarti di un intero.
Ho sempre creduto di poterti vedere l'anima, stando seduta dietro alla tua schiena.
Alzavo lo sguardo e controllavo con agitazione se l'alone riflesso nello specchietto era ancora sulla tua testa, sempre nella stessa posizione, qualche centimetro sopra ed intorno. In qualche modo ero certa che una sorta di protezione ti avrebbe rincorso e trovato e difeso e salvato, ogni volta che avresti sbagliato di nuovo.
In qualche modo, e per qualche futile motivo, ero certa di essere io.
Ho sempre creduto di poterti vedere l'anima. E' questo che non mi permette di lasciarti andare.
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mercoledì, 22 ottobre 2008
Mezza by you.

Ho bisogno di una mezza pausa da questo irreale mezzo mondo. I mezzi che mi sono stati offerti hanno, a questo punto, dimezzato la possibilità di una vera vita intera.
Non posso più accontentarmi di mezze verità tritate da un'imprecisa mezzaluna in una non più calma mezzanotte. Preferisco un impiego da mezzadra che un'altra mezzora passata a farmi osservare in mezzobusto tramite crudeli mezzucci.
Datemi della mezzacartuccia, ma il mezzo che ora utilizzo mi serve per rendervi ciò che ho trovato, ed è per questo che vi lascio il pensiero di mezzo naso, mezzo occhio e mezza bocca.
Ma mi riprendo la mezza parte di me che vi avevo prestato.
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martedì, 30 settembre 2008
Si passa il tempo tingendosi le unghie di rosso, piangendo davanti alla De Filippi, aspettando che la vicina esca a stendere la biancheria. Si passa il tempo mettendo in disordine, e riordinando, spesso staccandosi brandelli di divano da addosso.
Si tira fuori un vecchio pelouche, quello che somiglia al cane lasciato da mamma, e lo si mette in bella vista. Gli si parla come fosse una famiglia. (Dimenticate quelle fatte da mammapapàefigli: vi sto parlando delle famiglie che si sognano e si meritano, quelle costruite nel tempo con le persone incontrate lungo la strada. Quelle che andavano scelte e mai più smarrite.)
Ci si scorda di lavarsi i denti, ci si concia i capelli alla bene e meglio, ci si guarda allo specchio una volta ogni due giorni. Si sbaglia la temperatura di un lavaggio in lavatrice, solo per creare scompiglio, solo per sperare di rovinare un maglione, avere qualcosa di cui parlare.
Si cercano parole, si cercano dappertutto. Ma dappertutto (o quasi) si ascolta il silenzio.
Non vi preoccupate.
Il collo non è rotto. E' malato.
L'animo non è rotto. E' malato.
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mercoledì, 24 settembre 2008
A un certo punto credi che le bocce sian finalmente ferme, che i calli si sian formati, che la primavera stia tornando, e ci sia una brezza gentile che soffia verso i tuoi giorni.
Fino a che il destino ti tampona di nuovo.

Allora stappi un'altra birra, svuoti il posacenere pieno, ed aspetti. Di nuovo.



ps: occhio all'addendum! ho vinto! abbiamo vinto!
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giovedì, 26 giugno 2008
Ricordo le date. Sempre. Tutte.
Compleanni, onomastici, matrimoni, celebrazioni varie.
Ricordo i numeri. Sempre. Tutti.
Quello di telefono della mia amica d'infanzia, quello della targa del mio ciao del '94, quello della carta di credito, quello del negozio della nonna, vent'anni fa.
Ricordo gli avvenimenti. Sempre. Tutti.
Il giorno in cui ho tolto quell'anello, la prima volta che ho pensato che non ce l'avrei fatta, il vestito che avevo quando l'ho incontrato, la prima scottatura solare del '97.
A volte, date, numeri ed avvenimenti si combinano magicamente assieme: danzano tra i nostri giorni talmente in punta di piedi che sarebbe così semplice non guardarli che... bisogna farlo. Non è questione di memoria. Ma di attenzione.
E allora... attenti a ciò che sto per dirvi.
C'è un numero, che è anche una data, ed anche un avvenimento, che mi frulla sotto i capelli da dieci anni almeno, ed è una di quelle cose a cui uno pensa e poi si sedimenta lì, come fosse reale, e chissà come ci si convince che sì, sembra quasi una cosa perfetta.
Il numero è il 28. La data è giugno 2008. L'avvenimento è il matrimonio.
Che doveva essere il mio, nei sogni di adolescente.
Che così non sarà, chiaramente.

Ma non credere di potermi passare tra le mani senza essere importante, caro 28 giugno 2008.
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mercoledì, 18 giugno 2008
L'ho capito quando mi sono svegliata, che sarebbe stato difficile, oggi.
Ho combattuto. Sono uscita ed ho camminato forte, sola in mezzo ai soli. Sono tornata ed uscita, e tornata. Tra le dita una sigaretta nervosa e l'ennesimo libro sbranato.
Ho combattuto, lo capisci?
Eppure neanche quest'acqua calda ha potuto scaldarmi i pensieri.
Tre quattro cinque persone che sono rimaste al tavolo dei miei giorni, e tutte che vediamo se riesco la prossima settimana. Una fotografia che sorride in una serata allegra, e poi pranzare accovacciata sul divano, il giorno dopo. Fuori le automobili che gioscono per una vittoria, e dentro il lunghissimo silenzio delle perdite.
Ho combattuto, lo capisci?
Adesso sto un po' ferma, concedimelo, solo stasera, sto come sai.
Ma il bisogno di affetto, le persone, lo capiscono?
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mercoledì, 11 giugno 2008
Al cinema ho visto quel film che parla di noi, ed ho riso ed ho pianto.
C'erano tutte e quattro, c'eravamo tutte e quattro.
Noi, di quando si era insieme nonostante tutto, e si stava a parlare e sparlare e mangiare e fumare e amare e ridere, come solo quattro matte legate dallo stesso filo sanno fare.
Noi, che il vento della vita ci ha spazzato lontano. Quel vento che era bonaccia, e d'un tratto si è messo a soffiare ingiustizie, cattiverie, amarezza, cose non dette e troppe cose dette.
Al cinema ho visto il film che parlava di noi, ed ho riso ed ho pianto.
Per noi che non ci siamo più, o meglio, per voi che siete altrove, e per me che vi penso.
Perchè certi passati non passano mai, nonostante tutto.


"Chiodo scaccia chiodo, ma quattro chiodi fanno una croce." Cesare Pavese
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cielo coperto
 
martedì, 13 maggio 2008
Ci sono persone che, quando hanno bisogno di soldi, cominciano a vendere degli oggetti personali su ebay, oppure smettono di uscire, o ancora imparano ad andare al discount, piuttosto che al supermercato.
Ci sono persone che cercano un secondo lavoro (se ne hanno già uno), che si inventano un hobby redditizio, ed, infine, ce ne sono altre che chiedono conforto economico a parenti ed amici.
Io non sono una di loro. Ci ho riflettuto, e so esattamente come fare.
Si tratta di affittare la mia voce, nei giorni feriali, e con orario diurno.
Che da quando non ho un lavoro, non parlo con i colleghi, non rispondo alle telefonate, non discuto con il capo e persino la vita sociale se n'e' andata in ferie, passano giornate intere senza che le mie corde vocali vengano utilizzate.
O mi concentro e comincio a parlare con le piante, o provo a cantare in casa più spesso che in auto, oppure subaffitto la voce, è chiaro.

(attendo, quindi, proposte di collaborazione)



Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa. Albert Einstein
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martedì, 06 maggio 2008
Oggi ci pensiamo tutti, ma Lui lo sa dire meglio di me.
Il resto è silenzio.
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lunedì, 05 maggio 2008
Ritorna sui tuoi passi, finchè riesci a vedere le impronte alle tue spalle.
Ritorna sui tuoi passi, finchè un senso lo danno i sensi.
Oppure procedi, anche insicuro, e sappi che voltarti vorrà dire cadere.
Perchè guardare indietro sarà una pallida sofferenza, saranno delicati ricordi, sottili domande.
Perchè non ci saranno frutti, in questo raccolto.
Perchè il gelido inverno è stato spietato.
Ma.
Di semi hai le tasche piene.
Giungerà la giusta pioggia.



(teneramente ispirata da questa, una delle dolci scoperte della mia breve gita milanese.
e, se avete cinque minuti, visitate il sito di questo poeta contemporaneo.)
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giovedì, 01 maggio 2008
E allora parliamo di lavoro.
Parliamone come ne parlerebbe una disoccupata, proprio oggi.

Passo giornate intere a cercare tra gli annunci online, perchè ormai i siti specializzati sono numerosissimi. E allora ecco piu' o meno che cosa propongono (ovviamente mi riferisco alla mia regione, il Friuli Venezia Giulia): ci sono decine di richieste di personale stagionale, o di animatori turistici, ce ne sono molti come impiegati amministrativi (esperti) e altrettanti come commerciale, responsabile o junior. Poi ci sono quelli come camerieri, addetti alle vendite, o baristi, ma non sono poi così tanti. Provo a destreggiarmi tra questi per scovare quelli meno usuali, e così mi imbatto in ricerche di tornitori, di addetti alle onoranze funebri, saldatori, ingegneri gestionale, o frigoristi.
E nessuno fa al caso mio, per nessuno ho la preparazione adatta, o le caratteristiche richieste.
Ma non dispero.
Fino a che non mi imbatto in un annuncio della Decathlon, che ricerca un -responsabile dell'universo sportivo-, per la nuova sede cittadina. Allora penso che non sarebbe poi così male, che le mansioni da svolgere sono descritte a paroloni ma sono semplici, che non è il mio settore ma qualcosa è meglio di niente, che blablabla, le solite cose.
E poi guardo i requisiti richiesti, leggo -neolaureato-, e rifletto.

Che in Italia i laureati non trovano lavoro perchè le aziende chiedono tanto ed offrono poco, mentre invece i non laureati non trovano lavoro perchè le aziende chiedono tanto ed offrono ancor meno.
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lunedì, 21 aprile 2008
Il giochino dice che devo indicarne il mandante, raccontare sei cose che mi piace fare, e tediare altri sei bloggerz. Io, invece, faccio solo le prime due cose, che sei lettori mica li ho.

1- scrivere. anche cose diverse dalla lista della spesa.
2- leggere. anche cose diverse dalle liste elettorali.
3- pulire. ma non il pesce.
4- ascoltare. anche ovvie verità.
5- osservare. anche al di là delle apparenze.

6- scendere dal treno. e incrociare il suo sguardo.


(e, chi si sentisse in vena, aggiungesse pure le sue sei. distinguendo la più dolce.)
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mercoledì, 16 aprile 2008
Secondo voi tra cinque anni (cinque? due? ... ) il Signoredellelibertà farà il Presidente della Repubblica (possibilmente monarchico), il Papa (possibilmente nero), o, finalmente, si dedicherà all'orto (possibilmente in Bulgaria)?



"Vola veloce ed iridato un uccello come un raggio di luce da un cristallo distorto: - vola un moscone e scopre dietro a un cancello - la religiosa sonnolenza d' un orto, la religiosa sonnolenza d' un orto..." Giorno d'Estate - F.Guccini
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martedì, 08 aprile 2008
Il vero problema non è votare o non votare, non è scegliere il meno peggio o il -più meglio-, non è conoscere bene le parti o le controparti, il programma o i rappresentanti.
Il vero problema, a parer mio, è questo: chi ci garantisce davvero un futuro migliore, tra squadra bianca e squadra blu? tra gianfilippo e francesco? tra tony ed i sei ottavi?



"I cattivi rappresentanti sono eletti dai bravi cittadini che non votano". George Jean Nathan
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domenica, 06 aprile 2008
In queste due settimane ho perso cinque chili e tre pezzi di cuore.
L'esperienza mi insegna che a breve ritroverò una delle due cose.




"..L'amore insegna agli uomini di non lasciarsi mai, di unire le nostre solitudini, di non tradirsi mai..." A. Venditti
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lunedì, 22 ottobre 2007
Non ti ho pensato per tutto il tempo in cui e' stato possibile (o necessario?) non pensarti.
Ed anche oggi non ti penso, anche ieri non ti ho pensato; ed anche quando stanotte mi han chiesto di te... io no, no che non ti ho pensato.
Ti ho rimpianto.
Come un'occasione mancata, o come un vecchio fidanzato perduto, come una lettera non consegnata, un abbraccio troppo breve o un dolore troppo lungo.
Come le cose che avrei voluto farti ascoltare, o quelle che mi avresti dovuto raccontare, come un sogno interrotto, o la speranza di un bambino, spezzata involontariamente.
Ti ho rimpianto come una stella cadente smarrita, di quelle che scivolano nel cielo ad est, mentre tu fissi insistentemente ad ovest.
Ma poi, dopo aver volato su un'isola immaginaria e pianto davanti a decine di luci lampeggianti, ho aperto le mani senza piu' timore, senza lamentarmi, senza ostilita'.

Cosi' oggi ho messo la tua luce al collo, per provare a far pace con i nostri ricordi.


Senza fine - G.Paoli

"Non m'importa della luna,
non m'importa delle stelle.
Tu per me sei luna e stelle,
tu per me sei sole e cielo..."
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Utente: searching
felicemente disperata,
distaccatamente coinvolta,
pesantemente lieve,
razionalmente istintiva

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