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lunedì, 26 ottobre 2009
Sono uscito e c'era il sole, tutto intero.
Sapevo che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarmi, e non mi ha fatto male al cuore.
Alle mani. Un po' alle mani m'ha fatto male. Le borse erano piene dell'apatia accumulata in questi tre anni, così pesanti da far fatica a trascinarle (le borse). Così banali da far fatica a ripensarci (gli anni).
Però ridevo, perchè sentivo un dolore. Ho passato tre anni in cui non ho sentito, non ho percepito, non ho assaporato, non ho. Ho mangiato quando me lo dicevano, ho fatto la doccia quando me lo dicevano, ho guardato le iene, il martedì.
Per tre anni.
La cosa buona è che in questo tempo non ho avuto nemici, ma nemmeno amici. Gli sconosciuti che ti mangiano accanto hanno la tua stessa faccia, le stesse piaghe. E' per questo che nel tempo di una sigaretta si è tutti conoscenti, in prigione.
La cosa cattiva, invece, è che in una stupida mezzora ho buttato tre anni della mia vita, o forse tutti e ventisette.
Ma poi oggi sono uscito, erano le due e mezza e c'era il sole, tutto intero, senza sbarre.
Che io non ci pensavo più che alle due e mezza c'è il sole, nel mondo. In prigione no. In prigione alle due e mezza puoi telefonare, il giovedì, e puoi pensare, tutti i giorni (ma, con così poca vita da vivere, ci sono anche così pochi pensieri, alle due e mezza.).
Sapevo che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarmi, anche perchè la prigione è a cento chilometri da casa, e a dire il vero non so nemmeno se mamma c'è mai stata, a cento chilometri da casa.
Papà sì. Papà è scappato che non so neanche quando, ma quasi capisco il perchè.
Mamma no. Mamma non l'ha ancora capito.
Sapevo che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarmi, così ho trascinato la mia libertà e le mie borse pesanti fino alla stazione. Le due e mezza erano ormai passate, camminando verso il binario 2. Sono salito sul treno per tornare a casa, con le mani vuote e gli occhi colmi di speranza. E quella è tutta mia, non l'ho rubata a nessuno.
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nebbia
 
giovedì, 08 ottobre 2009
Hai camminato nella mia direzione e io ho chiuso il libro. Ho rimesso gli occhiali da sole, per poterti guardare. Ho soffocato un colpo di tosse, per non farmi notare.
Ti ho spiato, come mai avevo fatto, come un fanciullo innamorato.
Ho visto che.
Non ti mangi le unghie, non hai tempo per loro.
L'acne ti accarezza la fronte. Una meches bionda ti liscia la frangia. Gli occhiali ti nascondono.
I pantaloni bianchi macchiati con la biro, la maglietta a righe tesa sul ventre, il maglione viola.
Gli orsetti attaccati allo zaino, l'apparecchio ai denti, come la tua amica. Lo avete messo assieme, lo so. Così la vergogna si dimezzerà, avete pensato.
Ho visto che.
Sei normale. Sei dolcemente normale. Sei, dolcemente.
Ecco, cos'ho sognato per tutti questi anni. La normalità delle tue puma. Ecco.
E ora, come fosse un regalo per quest'anno in più che mi arriva addosso, come se il destino ci volesse sullo stesso autobus, posso guardarti per ben sette minuti, ogni santo martedì.
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sole
 
mercoledì, 23 settembre 2009
Lo sconosciuto era arrivato a metà settimana, o a fine mese, che importa.
Si era accomodato su uno sgabello traballante riservato a qualcun altro, ti aveva sorriso da dietro la schiuma di una birra, e in poco tempo erano giunte le stelle.
Lo sconosciuto ti conosceva da sempre, doveva essere così. I gesti, i giorni, le gioie.
Quando incontri qualcuno con cui ridere mentre piangi capisci che la magia vive in ogni affetto. Quando incontri qualcuno che ti combacia capisci che stai facendo bene a fidarti, ad affidarti. Che non ti ferirà, non ti tradirà, questa volta no, non accadrà.
Lo sconosciuto ti combaciava.
Fino a che un giorno ti sei alzato un po' troppo tardi, sei inciampato in qualcosa che non hai capito, hai domandato senza ricevere risposta. Avresti voluto del tempo per parlare, avresti voluto frantumare ogni scoglio, avresti voluto ricordare com'era facile risolvere e dare coraggio.
Avresti voluto, santoddio, avresti voluto perchè volere è l'anima della vita, perchè i desideri disegnano il percorso ma sono le persone a cui ti affidi ad essere il foglio su cui scrivere.
Eppure in poche ore la magia è diventata polline disperso, fondo di bottiglia, mozzicone calpestato. Erano bastate poche ore e all'improvviso non c'era più condivisione, non c'era più rispetto, non c'era più nemmeno mezzora di vita insieme.
Ed è lì che hai capito.
Lo sconosciuto non è colui che non conosci: quello è l'inesplorato.
Lo sconosciuto è colui che non riconosci più.


("...Voltati dall'altra parte, tesoro. Chi ti calpesta lo fa solo perchè ti teme.")
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nebbia
 
venerdì, 28 agosto 2009
C'era una volta un prato, che era buio anche di giorno.
Aveva fiori grigi e farfalle di gomma, ma era senza terra da poter coltivare.
C'era una volta una bambina, con i capelli legati da un nastro di desideri.
Nessuno le aveva insegnato a pedalare senza rotelle, nessuno le aveva insegnato a colorare i suoi sogni, nessuno le aveva raccontato che, spesso, quando ami devi essere amato, e quindi felice. Nessuno le aveva insegnato ad essere amata.
Faceva tutto come poteva, come sperava andasse fatto.
Una notte la bambina corse fino al prato, lasciò che le sue lacrime gocciassero sull'erba e sognò che, all'alba, la gente le avrebbe chiamate rugiada. Così, forse, si sarebbe sentita amata.

C'era una volta un prato, che scolorava i desideri e annodava il cuore.
C'era una volta una bambina, che era buia anche di giorno.
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cielo coperto
 
martedì, 25 agosto 2009
Merita un giro, un viaggio, un week end, una settimana.
Ma non ti ruba davvero il cuore, il sud della Francia.
Vediamo, vediamo, magari provo a spiegarvelo.
Non è tanto per la multa presa il secondo giorno a Draguignan, non è per lo scippo in diretta in pieno centro ad Avignone, non è per il bronx che, in ogni paese o città, comincia a trenta metri dalla piazza principale. Non è per il caldo equatoriale che amplifica il tanfo nelle strade, non è perchè ci hanno tamponato due volte in sette giorni, non è per i sette euro pagati per fare cinquanta chilometri di autostrada o per i sei euro per un litro d'acqua; e non è neanche perchè, se non conosci quattro parole della loro lingua, muori di fame e di sete in pochi minuti mentre loro ti sorridono ed esclamano "desolè, excuse moi, pardon".
...
Uhm.
Uhm.
Santo cielo.
Aspettate un attimo.
Sì che è per tutte queste cose, se il sud della Francia non ti ruba il cuore! Sì che lo è, per forza!


ps : eppure, "je suis Catherine Deneuve": sono quattro parole, no?
ps2 : scherzi a parte. inghippi e scene surreali sono stati il pepe di questa settimana che, come sempre accade con i viaggi, è stata un piacere da vivere.



(Parigi sì, Parigi ti porta via, ti si caccia sotto pelle.
Ma Parigi sa d'Amore, non di Francia.
)
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timido sole
 
giovedì, 30 luglio 2009
Ti perdono, anche se ti sei seduto un po’ troppo spesso. L’ultima tappa del tour, quarantacinque anni suonati (suonando), l’aria di montagna. Sei un po’ stanco, lo so. Ma le tue anche ondeggianti non lo dimostrano affatto, te lo assicuro.
Ti perdono, anche se non hai fatto la mia meravigliosa canzone. Ricorda che mia madre porta ancora rancore a Cristina D’Avena per non averci cantato i puffi, nel concerto dell’89.
Ti perdono, anche se durante “I belong to you” non ti sei accorto che mi sono sentita male e hai continuato il tuo pezzo. Restiamo così, mi devi una canzone.
Ti perdono, anche se hai permesso a quel bizzarro chiosco del take away di piazzarsi davanti all’uscita, e ci hai fatto intossicare con un’orrenda frittura di pesce al sapore di crosta di brie.
Ti perdono, anche se il fucsia del bracciale che mi hai regalato non si intona con nessuno dei vestiti che indosso.


uno per tutti (fucsia mode)

E tu, Lenny, perdonami se non ho quasi ballato, e non ho quasi cantato.
Ero estasiata.
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sole
 
giovedì, 23 luglio 2009
Ho sfogliato l'album con le foto di quando ti amavo, quelle in cui cavalco una mucca e ho quel goffo vestito rosso, quelle con il plaid a scacchi e i giochi gonfiabili per la spiaggia. Quelle dell'ultima vacanza al mare in cui ridevamo.
Le ho sfogliate perchè era il tempo giusto, il giorno giusto, e non perchè è estate.
Le ho sfogliate perchè avevo intravisto briciole di te sparse lungo questa strada dissestata, intitolata alla vita, briciole dei tuoi occhi chiari dentro occhi sconosciuti, dentro cuori rosso sangue.
Le ho sfogliate per questo invadente bisogno d'amore, perchè ancora ti cerco, ancora ti cercherei, ancora.
Lo scrivo qui, come sempre, come so fare io, come vorrei fare a voce, adesso, per guardarti commuovere, come sempre, e non perchè è estate.
Lo scrivo qui e poi mi fermo, giusto il tempo di riprendere fiato. E non perchè è estate.
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pioggia
 
mercoledì, 15 luglio 2009
Gli occhiali scuri contengono le sofferenze, chè eravamo tutti pronti e poi, invece, non lo era proprio nessuno. Il piazzale è gremito di gente abbronzata, sparpagliata ma raccolta. Il piazzale che ci ha visti crescere assieme, colmo di orme e cicatrici che portano il tuo nome.
Arrivi immerso nelle rose gialle, riempi il sagrato di ricordi lontanissimi.
Il primo Phantom del paese, le prime serate al parco, il primo soprannome a mio fratello.
Eri il primo, di noi. Il primo che, fino all'ultimo, ha lottato.
La foto sulla spiaggia. L'ultima tua immagine che voglio ricordare.
"Bella la vita". L'ultima tua frase che voglio imparare.


...ciao Willy, salutaci anche Michele...
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pioggia
 
martedì, 07 luglio 2009
A due giorni dal tuo dopodomani.
A quattordici anni dalle mie volontà.
Una mattina, per sbaglio. Con i capelli sciolti sul mondo, la tracolla con la musica dei tuoi sogni.
Tu. Con gli occhiali. Per non saper guardare nella mia direzione.
Io. Senza difese. Per poter guardare solo nella tua.

Diluvia amore.
Ti ho vista.
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pioggia
 
lunedì, 29 giugno 2009
L'immagine “http://www.pocacola.com/wp-content/uploads/2009/06/searching1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

(un enorme grazie all'amico Ricky)
cercato da searching alle ore 21:26 | link | pop commenti (10) | commenti (10)
sole
 
venerdì, 26 giugno 2009
Non cammini quasi mai. Tu saltelli.
Vivi balzando tra gli impegni, ballonzoli e ondeggi come una barca quasi a riva, scatti e ti elevi come in un continuo terzo tempo. Salti dentro alle tue incertezze, sorridi e guizzi via.
Non sei leggero, mai. Tu invadi.
Esplodi ogni passo, sommergi di solarità, ti riversi in strada come un'alluvione di freschezza.
Sconfini e colmi, ti espandi e giungi come un inaspettato soffio d'estate. Tempesta, acquazzone, bombardamento dei sensi, sei.
Non dubiti, non sospetti. Tu ti affidi.
Non hai paura di chiedere perdono, non hai paura di chiedere il perchè, non hai paura di chiedere.
Mai mentre insegni, e mai mentre impari.
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sole
 
mercoledì, 24 giugno 2009
Passeggiando sulla ghiaia dei ricordi
per ritrovarne il doloroso profumo.
In quale giorno smettemmo di rincorrerci?
Con quali opache grida?
Pensieri rannicchiati in fondo all'essere.

Riprendere a camminare, infine.
Calpestando ovvietà,
trasformando realtà,
rimpiangendo beltà.

A piedi nudi sul tempo.

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nebbia
 
mercoledì, 10 giugno 2009
Ultimamente molta gente che conosco si lascia.
Se lo comunica via mail, ne discute sui forum, lo fa sapere cambiando lo status su facebook.
Ultimamente molta gente che conosco si sposa.
Se lo chiede con un post it, lo conferma via mms, organizza l'evento tramite la chat di gmail.

E noi? Restiamo così, noi? Restiamo così antichi, così normali, così legati assieme, così luminosi ed illuminati, così con i piedi per terra ed in testa lo stesso pensiero? Restiamo così ... felici?

di ventotto ce n'e' uno by you.hoscritto by you.Cercando il Taro by you.Serissimi giochi d'acqua by you.Estate ROMAna (4) by you.Praga. Esterno. Giorno. by you.
cercato da searching alle ore 10:36 | link | pop commenti (23) | commenti (23)
sole
 
venerdì, 22 maggio 2009
Quando lei è salita sull'autobus ho creduto fossi tu.
Ho cominciato a guardarle il naso e gli occhi e i capelli ordinati e, santo cielo, sembravi tu. Sembravi quello che mi sono immaginata di te, sembravi tu. Dovevi essere tu.
C'era la custodia di uno strumento, c'erano l'ipod e le mani curate, dovevi essere tu.
Ho immaginato i quaderni nello zaino, la smemoranda gonfia, il colore della copertina degli spartiti. Ho immaginato che avessi addosso i tuoi jeans preferiti, il braccialetto di un'estate fa ed i calzini a righe. Ho immaginato le tue adidas e ho pensato che forse, a settembre, sarai combattuta tra mettere quelle nere e quelle argento, per il primo giorno di scuola.
(era la mia, lo sai? era la mia. te l'hanno detto che era la mia?)
(vedi quante cose immagino, e quante cose so?)
Quando è arrivata la fermata in cui tu saresti scesa, lei non si è mossa.
Non eri tu, non eri affatto tu. (ancora ti cercherò)
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timido sole
 
martedì, 12 maggio 2009
(campi da tennis, reggio emilia, domenica 10 maggio)

Esterno, giorno. Parco pubblico.
Cinque bambini giocano a mamma papà e figli accanto allo scivolo di un castello di legno.
Decidono le parti e, quando ognuno ha i suoi compiti, cominciano l'allegra recita.

bambinamamma : ...però facciamo anche che io dovevo prendere l'insalata per il pranzo!
bambinofigliopiccolo : ...ma io posso stare in giardino con il cane anche se devo fare quello piccolo oppure mi devi cambiare il pannolino oppure non so camminare?
bambinamamma : (seria) nooo, facciamo che eri piccolo ma sapevi camminare perchè io adesso devo fare il pranzo e non ho tempo per guardare il cane di tuo fratello. e se no diciamo che il cane era tanto grande e ti portava fuori lui.
bambinopapà : ...dove avete lasciato il mio giornale? io leggo sempre il mio giornale a quest'ora!
bambinofigliopiccolo : (ridendo) è stato il cane! è stato il cane!

Due bambini (figliogrande e figliagrande) si avvicinano al gruppetto trascinandosi vistosamente, fingendo di essere stanchi e malandati.

bambinofigliogrande : ...ohh, che giornata che abbiamo avuto!
bambinopapà : (preoccupato) perchè? avete perso il treno?
bambinofigliogrande : nooo, però abbiamo perso il lavoro.
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cielo coperto
 
venerdì, 01 maggio 2009
La testa sotto l'acqua. Per non ricordare la tua voce triste, per non richiamarti, non rivolerti.
Per non prendere l'auto e correre a guardare l'erba del tuo giardino dal campo accanto, come ho fatto per mezza vita. Per non prenderti le mani e vederle invecchiare; riderne, come non faccio da una vita intera.
La testa sotto l'acqua che scende fredda e calda, come noi. Freddi e caldi, ad intermittenza, e mai della stessa temperatura, mai su linee parallele, o che si incrociano, o che s'accompagnano.
La testa sotto l'acqua per dimenticare i miei silenzi chilometrici, le tue frasi piccolissime, i miei maledetti bisogni inespressi, sogni invocati e smarriti all'interno di grigie realtà.
Shampoo. La testa sotto l'acqua.
Shampoo. Eppur, davvero, non lenisce.
cercato da searching alle ore 23:44 | link | pop commenti (13) | commenti (13)
nebbia
 
giovedì, 16 aprile 2009
Sull'autobus ci sono gli autisti. Metà di loro ha la carnagione molto più scura dei colleghi che guidavano i mezzi quindici anni fa, ma sono certa che quasi tutti bestemmiano il doppio di quanto facevano quella volta.
Sull'autobus ci sono i controllori, ma solo il primo giorno del mese.
Sull'autobus c'è la ragazza dell'autobus. Si siede, prende il cellulare da una delle sue pesanti borse, si ravviva il ciuffo di capelli biondastri e compone un numero di telefono a caso. Accoglie gli insulti, ringrazia ridendo, e, forse, si sente meno sola.
Sull'autobus c'è il ragazzo dell'autobus. Legge il libro sulle galassie e lo ruota di continuo come fosse un volante di automobile, come fosse pasta di pizza da plasmare.

Era dai tempi della scuola che non osservavo la gente, sull'autobus.
cercato da searching alle ore 15:12 | link | pop commenti (20) | commenti (20)
timido sole
 
venerdì, 27 marzo 2009
...positivo quando:
- smetti di ascoltare la vicina che canta a ripetizione -le tagliatelle di nonna pina-.
- noti il consumo di carta igienica dimezzarsi.
- una volta ogni due ore qualcuno ti propone di fare una pausa e bere un caffè.
- smetti di guardare 'uomini e donne'.

...negativo quando:
- entri in contatto per quattro volte al giorno con gli odori di chi prende l'autobus.
- ti accorgi di avere ancora tre mesi e mezzo di palestra pagati, e sai che non ci andrai più.
- hai a che fare indirettamente ma ogni giorno con l'azienda che ti ha cacciato.
- smetti di guardare 'uomini e donne'.


Ebbene, signori miei, abbiam tribolato per tredici mesi ma ora è arrivato.
Io, il rossetto alle otto e mezzo del mattino, le scarpe con il tacco e l'agendona arancione vi scriviamo poco ma vi pensiamo molto. Perdonatemi, ma che lavoro sia.
cercato da searching alle ore 20:09 | link | pop commenti (35) | commenti (35)
sole
 
lunedì, 16 marzo 2009
Questo è un giorno per ricordare.
Per ricordare un uomo buono, che nei suoi giorni ha dato molto e ricevuto poco, e che ieri ha lasciato questo mondo all'improvviso. Lo ricorderò così, silenziosamente, proprio come faceva cambiando stanza, chiedendo "con permesso", come chi danza sulla vita in punta di piedi.
Per ricordare un intuizione, che proprio quattro anni fa mi ha fatto avvicinare a questo mondo, che tanto mi ha regalato e di qualcosa mi ha privato. Per aver bene in mente quanta vita è trascorsa in questo tempo, quanta sofferenza e quanti ricordi. E quanto amore ha portato.
Per ricordare un appuntamento, che da fiore forse avrà la forza di diventare frutto.
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pioggia
 
martedì, 10 marzo 2009
Lettino. Seduta di diadinamica in corso. La corrente scorre dal rachide alla zona lombare. Rifletto.

Ci sono persone che ho smarrito. Non nel senso che ci siamo persi di vista, o meglio, non solo.
Ci sono persone che la mia mente ha smarrito, persone di cui restano solo vaghe sensazioni.
Per qualche motivo sconosciuto è accaduto senza che me ne accorgessi, senza che lo decidessi e senza, quindi, che potessi impormi e ribellarmi.
Di alcuni ricordo il periodo in cui ci vedevamo. Di altri ricordo il nome, o i riccioli. Ricordo il profumo di un maglione in particolare, la linea perfetta dell'eyeliner o il modo di aspirare il fumo dalla sigaretta. Di uno ricordo le lasagne della madre.
Però di tutti mi sfugge la collocazione, temporale ed emotiva, il motivo per cui c'è stato uno strappo, se c'è stato, il colore dei loro occhi, il colore dei loro sogni. Mi sfugge dove eravamo, chi ero, e che cosa cercavo in loro, con loro. Mi sfugge come un palloncino che, una volta mollata la presa, è inutile rincorrere.
Normalmente mi si prende in giro, per la mia memoria, per la mia precisione nei ricordi. Però con voi qualcosa si dev'essere inceppato, lo ammetto, e capirne la colpa ha ben poco senso.
Perchè la memoria è una cosa che paga e appaga, ma la continuità delle vostre azioni è l'unica garanzia di una presenza costante nella memoria delle persone.
cercato da searching alle ore 17:20 | link | pop commenti (13) | commenti (13)
timido sole
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